Il bosco di Valpinzolo, di proprieta' privata, gestito con la collaborazione dell'Associazione "Terra, Boschi, Gente e Memorie"
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Se vuoi aderire a questa iniziativa (acquistare un bosco e convenzionarti con l'Associazione TBGM oppure, se possiedi un bosco in questa zona e vuoi renderlo parte del Sistema di microaree protette ) torna alla pagina dell'Associazione e scrivi, telefona per avere altre informazioni, oppure vieni a trovarci!

L'acquisto dei boschi da privati e', attualmente, l'unica modalità d'azione rapida, certa e praticabile per salvare i nostri boschi di alta valenza naturalistica. La necessità di tali interventi conservazionistici appare ulteriormente sottolineata dalla constatazione che nell'area nord-astigiana, sebbene la superficie boschiva abbia mantenuto una considerevole estensione, la qualità (sotto il profilo naturalistico) del patrimonio forestale è andata incontro, nel corso dell'ultimo decennio, ad un preoccupante e costante scadimento. Il progressivo degrado dei boschi è dovuto unicamente ai continui e drastici tagli a raso che, inverno dopo inverno, hanno incessantemente eroso le associazioni forestali naturali di pregio (costituite da essenze arboree autoctone, quali querce, carpini, aceri, castagni, ontani, ciliegi, tigli, ornielli, sorbi torminali, pioppi bianchi, pioppi tremoli, salici bianchi, etc.).

Tali abbattimenti generalizzati, incuranti di ogni elementare criterio ecologico e selvicolturale, sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni e si registrano precisi segnali che fanno prevedere un'ulteriore espansione di queste attività nell'immediato futuro. Il trattamento dei boschi locali, nella quasi totalità dei casi, è esclusivamente in funzione dell'ottimizzazione dei profitti immediati e del massimo sfruttamento possibile delle risorse presenti, senza alcuna attenzione alla conservazione delle capacità di rinnovamento del bosco e dell'integrità dell'ecosistema forestale. L'eliminazione sistematica di tutti gli alberi del soprassuolo (comprese le ormai rare farnie plurisecolari, le specie non più comuni come il tiglio selvatico, il cerro, l'orniello, il carpino bianco e il sorbo torminale, le essenze relitte come il pino silvestre, il faggio e la betulla bianca, unitamente all'uso di mezzi meccanici di grandi dimensioni ed elevata potenza (che provocano danni irreparabili agli strati muscinale, erbaceo e arbustivo della vegetazione), causa invariabilmente una profonda devastazione del bosco, con stravolgimento della sua struttura vegetazionale, della sua composizione floristica, delle sue dinamiche ecologi che, delle sue caratteristiche edafiche, delle sue possibilità di autorigenerazione.

I querco-carpineti, i castagneti e in genere le residue fustaie miste di latifoglie autoetone, dopo lo stress distruttivo ditali interventi di "ceduazione", vanno costantemente incontro a fenomeni ingravescenti di impoverimento floristico e di inquinamento da robinia, che trasformano irreversibilmente le cenosi forestali "nobili" in formazioni degradate, biologicamente povere e del tutto banali sul piano naturalistico.

In questo quadro non certo rassicurante appare di cruciale importanza tentare di salvaguardare la quota di bosco pregiato tuttora miracolosamente sopravvissuta. In special modo riveste carattere di particolare urgenza l'adozione di tempestive ed efficaci misure di conservazione e tutela per le emergenze forestali di maggior valenza naturalistica, al fine di garantirne una protezione integrale e di consentire una fruizione culturale ecocompatibile e non distruttiva. L'acquisto dei boschi da parte dell'Associazione TBGM, le convenzioni stipulate con i Comuni ed i privati (che si sono impegnati con l'Associazione alla tutela delle proprie aree boschive pregiate) ha portato alla costituzione del "Sitema di microaree protette" che, a tutt'oggi, rappresenta l'unica quota di territorio nord-astigiano soggetta a protezione totale per motivi naturalistici.

 

 

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