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LETTERA AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA |
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Mondonio S.D.S., 13 settembre 1999 |
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Alla cortese attenzione del Presidente della Provincia di Asti, dr. Roberto MARMO e per conoscenza all'Assessore Provinciale alla Caccia, Pesca e Sport, dr. Giacomo SIZIA all'Assessore Provinciale all'Ambiente, dr. Giancarlo FASSONE all'Assessore Provinciale all'Agricoltura, dr. Pierluigi PERFUMO
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OGGETTO: Problemi connessi con l'esercizio dell'attività venatoria nel settore nord-occidentale della Provincia di Asti.
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Egr. Sig. Presidente, l'Associazione "Terra, Boschi, Gente e Memorie" si rivolge a Lei per segnalarle una serie di potenziali danni che, in un'area circoscritta del settore nord-occidentale dell'Astigiano, rischiano di essere prodotti da un imminente forte incremento localizzato dell'attività venatoria. Il territorio individuato dai Comuni confinanti di Castelnuovo Don Bosco, Pino d'Asti, Albugnano, Passerano-Marmorito e Capriglio identifica una porzione della campagna astigiana che si segnala per una non comune valenza ambientale e culturale. In particolare la singolare concentrazione di importanti emergenze forestali, floristiche, faunistiche, ecologiche, paleontologiche e storico-artistiche, conferisce a quest'area il significato di sito ad alto valore naturalistico-paesaggistico, nonché di autentico giacimento culturale per l'intera provincia di Asti (si veda p. es. Duccio Canestrini, Nel regno incantato di Muscandia, Airone n° 158, giugno 1994). Proprio nella consapevolezza del pregio ambientale della zona in oggetto l'Associazione "Terra, Boschi, Gente e Memorie" si è data come progetto prioritario la creazione di un sistema integrato di microaree protette, costituente nell'insieme un mosaico sul territorio di ambienti e biotopi di alta valenza naturalistica. Attualmente, grazie al lavoro dell'Associazione, già cinque elementi del sistema (frammenti relitti di boschi naturali, formazioni prative xerotermiche, zone umide) godono di protezione integrale. È nostra intenzione, nel corso dei prossimi 2-3 anni, di ampliare ad almeno 10 aree il sistema di siti protetti, in modo da assicurare la conservazione di un campione significativo degli ecosistemi naturali del nostro territorio. In questa sede ci preme sottoporre alla Sua attenzione una particolare situazione connessa con l'esercizio della caccia, che rischia di trasformarsi in un serio danno alla sopraricordata valenza ambientale del territorio in oggetto. Da diversi anni una vasta area ricadente amministrativamente entro i confini dei territori di Castelnuovo Don Bosco, Passerano-Marmorito, Pino d'Asti e Capriglio (a grandi linee un ampio settore collinare in gran parte boscato situato sulla sinistra orografica del Rio Nissone) era stato individuato dagli organi tecnici preposti come zona di rifugio e cattura per la fauna selvatica e di conseguenza al suo interno era stata interdetta la caccia. La conservata qualità ambientale (presenza di estese superfici forestali, persistenza di biotopi con caratteristiche di elevata naturalità, mantenimento del vario alternarsi di ambienti biocenoticamente diversificati tipico della campagna collinare tradizionale, scarso disturbo antropico, etc.) unita alla totale assenza di pressione venatoria hanno consentito il ricostituirsi nell'area in esame di un tessuto faunistico (con riferimento ai vertebrati) di un qualche spessore, in netto contrasto con la drastica banalizzazione ecologica di molte aree contigue. Nell'anno in corso la zona di rifugio e cattura è stata spostata altrove e dal mese di settembre l'area in oggetto sarà riaperta all'attività venatoria. Nella fase che precede l'apertura della caccia (in particolare nel mese di agosto e nella prima metà di settembre) coloro che vivono nel territorio in esame hanno potuto assistere ad uno spettacolo tanto impressionante quanto del tutto inedito per la nostra zona. Mentre in precedenza il numero di cacciatori che si recava nelle nostre campagne per allenare i cani prima dell'inizio della stagione venatoria era in numero piuttosto basso e sostanzialmente compatibile con la realtà ambientale del territorio, quest'anno una fitta moltitudine di cacciatori con stuoli di cani al seguito si è riversata lungo i nostri sentieri, i nostri coltivi e i nostri boschi, producendo un fortissimo impatto sull'ambiente e procurando un disturbo fastidioso e spesso snervante sulla popolazione locale. Tale iperbolico incremento del numero di cacciatori è legato alla percezione del nostro territorio, all'interno dei circuiti del mondo venatorio, come di un'oasi relativamente ricca di fauna divenuta improvvisamente aggredibile e sfruttabile. La nostra Associazione ritiene che tale situazione possa profilarsi come un'autentica calamità per il microsistema territoriale in oggetto, potenzialmente in grado di produrre danni irreversibili sulle sue fragili dinamiche naturali. Di conseguenza ci permettiamo di sottoporre alla Sua cortese attenzione le seguenti considerazioni: 2) Troviamo altresì inaccettabile dal punto di vista dell'etica sociale e della democrazia che i cittadini i quali vivono in questo territorio (che peraltro ha investito molte delle sue migliori energie nella valorizzazione delle sue peculiarità ambientali e culturali e nell'espansione della sua vocazione turistica) debbano, specie nel fine settimana, subire il sequestro della propria terra (con l'azzeramento della sua quiete, la cancellazione delle sue suggestioni e la compromissione della sua bellezza) e debbano parallelamente vedere la trasformazione del territorio stesso in un sanguinoso e violento campo di battaglia, dove l'ambiente viene progressivamente depauperato e distrutto. 3) Al di là del grave danno ambientale, l'eccessivo afflusso di cacciatori nel territorio in oggetto ha fatto per la prima volta registrare vibrate proteste da parte della popolazione che risiede nelle cascine isolate, nelle borgate disseminate per le campagne, nei piccoli nuclei di casolari sparsi. Sin dalle prime ore del mattino gruppi vocianti di persone e torme di cani eccitati hanno pesantemente e continuativamente disturbato la tranquillità dei residenti, in qualche caso anche con aperte violazioni della proprietà privata (si verifichi ad esempio presso le Cascine Penasso, le Cascine Appiano, le Cascine Garesio). Ci chiediamo cosa accadrà quando al passaggio delle squadre di cacciatori che lanciano iterativamente richiami e all'abbaiare concitato dei cani si aggiungeranno le sequele ininterrotte degli spari. 4) Mai come quest'anno nel territorio in questione si è levata forte la protesta degli agricoltori per i danni che l'abnorme ondata di cacciatori ha procurato ai loro fondi. Numerosi sono stati i casi di furti di uve e ortaggi, di danni a campi e vigneti, di abbandono di rifiuti presso i coltivi verificatisi in corrispondenza dei giorni consentiti per l'uscita dei cani. Tale recrudescenza dell'impatto sulle campagne procurato dall'attività venatoria è certamente collegata al fatto che la stragrande maggioranza dei cacciatori riversatisi nel nostro territorio è rappresentata da persone estranee al territorio stesso, non legate ad esso da alcun rapporto diretto. Abbiamo sperimentato da sempre che i cacciatori locali (i quali conoscono in profondità e rispettano la terra in cui vivono e operano) agiscono solitamente con grande cautela, non danneggiano i luoghi in cui transitano, non sperperano il patrimonio naturale del territorio, adottano strategie di caccia lungimiranti non guidate da logiche di massacro e rapina bensì informate a criteri di prelievo del solo surplus e di conservazione delle risorse faunistiche. Al contrario abbiamo la sensazione che molti cacciatori estranei fisicamente e culturalmente al territorio scendano al suo interno esclusivamente con fini di saccheggio, predazione incontrollata e dilapidazione di beni e risorse. In tal senso teniamo a ribadire chiaramente (a dimostrazione ulteriore che la nostra non è una posizione contro la caccia tout court, bensì soltanto contro un tipo di caccia becero, sanguinario e indiscriminato) che tra le categorie più penalizzate da questo tipo di indecente scempio venatorio rientra senz'altro quella dei cacciatori locali, i quali, pur essendo radicati nel territorio ed avendo quindi verso il medesimo un comportamento civile e rispettoso, rischiano di essere associati a chi intende i luoghi di caccia puramente come oggetti da devastare, consumare e gettare. Sulla base di tali considerazioni ci rivolgiamo a Lei ed alla Sua Giunta chiedendo gentilmente di valutare la possibilità di accogliere le seguenti richieste:
B) Sottolineiamo l'esigenza urgente di favorire incontri e collaborazioni fra Istituzioni, Associazioni venatorie e Associazioni ambientaliste al fine di minimizzare (anche con l'adozione di codici di autoregolamentazione) i danni all'ambiente naturale e al territorio. C) Chiediamo di studiare sul piano tecnico la possibilità di istituire nella zona in oggetto (nell'ambito dei piani di gestione faunistico-venatoria) un'Oasi Faunistica, al cui interno vengano inclusi i locali microsistemi territoriali a più alta valenza ambientale (come l'incisione valliva di Muscandia, la dorsale collinare di Valpinzolo, l'area forestale di San Tonco). L'interdizione permanente dell'attività venatoria all'interno di tale settore consentirebbe la stabile conservazione di un serbatoio di biodiversità, potenzialmente funzionante come centro di irradiazione faunistica anche per le aree circostanti. Inoltre tale iniziativa si armonizzerebbe sinergicamente con la scelta strategica di questo verde angolo di Astigiano di potenziare e rilanciare la sua naturale vocazione eco ed agrituristica. D) Sollecitiamo la Provincia di Asti, nell'ambito delle normative vigenti, ad adottare tutte le possibili iniziative finalizzate a sostenere il concetto (ampiamente accettato in gran parte d'Europa come elementare principio di civiltà e buon senso) del vincolo del cacciatore al territorio, in base alla considerazione ovvia ed evidente che chi pratica l'esercizio della caccia nel territorio che abita e conosce è in genere immune e refrattario agli atteggiamenti di saccheggio e dissipazione delle risorse che spesso caratterizzano (pur con lodevoli eccezioni) i cacciatori itineranti e svincolati dalla realtà territoriale in cui occasionalmente operano. Nella certezza di trovare nella Sua Persona e nella Sua Giunta interlocutori attenti e sensibili alle tematiche sopraesposte, La ringraziamo sentitamente per la cortese attenzione e la preziosa collaborazione. Con sincere cordialità, per l'Associazione Franco Correggia (Presidente) sen. Alessandro Meluzzi (Membro del Comitato dei Garanti)
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