Il territorio di Pino d'Asti coincide con un verde angolo di campagna, incuneato nel movimentato susseguirsi di ondulazioni collinari dell'Alto Astigiano. Sebbene il paesaggio, nella scansione delle sue forme, dei suoi colori e dei suoi processi, sia costantemente dominato e modulato dalle geometrie ordinate dei vigneti, fra le pieghe della costellazione di alture e vallate in cui si frammenta il territorio è possibile ritrovare ambienti e biotopi che ad una suggestiva bellezza associano un'elevata valenza naturalistica.
Probabilmente per sondare questa dimensione di Pino d'Asti lo strumento più utile ed opportuno non è rappresentato da un arido elenco analitico di dati tecnici, bensì dall'invito ad esplorare alcuni luoghi particolari in cui più intensamente si sono conservati il respiro e la traccia di un'antica natura vivente, che prende forma e si risolve in una multiforme varietà di ambienti e di ecosistemi.
Uno di questi luoghi è senza dubbio la regione che nella toponomastica locale viene indicata con il termine "Savatta". Si giunge ad essa inoltrandosi per breve tratto lungo la solitaria strada campestre che, percorrendo in vetta la dorsale collinare, continua in direzione sud la via Olivasso del borgo antico.
Il viottolo di campagna che attraversa la regione Olivasso-Savatta si snoda tra alture panoramiche che si aprono su paesaggi di singolare vastità e spettacolarità, dove lo scenario naturale è rappresentato da una altalenante successione di rilievi boscosi e vallate profonde che giunge sino all'orizzonte. Nel manto compatto dei boschi, con sapienti ed equilibrate alchimie, si incastonano qualche irto borgo arroccato e piccoli nuclei di antiche cascine, quasi completamente assorbiti nel verde. Particolarmente in primavera e nella prima estate, l'ondulato insieme di prati, coltivi e boschetti in cui la strada campestre si apre un varco schiude scenari di straordinaria bellezza, dove le siepi ed i margini dei sentieri si colorano delle brillanti fioriture dei citisi, delle coronille, dei cisti, del timo e della saponaria montana.
E proprio seguendo la carrareccia che percorre il crinale della catena collinare si incontrano oasi xerotermiche caratterizzate da condizioni climatiche di tipo "mediterraneo" (il toponimo "Olivasso" deriva dal fatto che proprio il particolare microclima di questo versante collinare ha consentito per secoli la coltivazione dell'ulivo, di cui sono testimonianza alcuni grandi esemplari sopravvissuti e l'antico frantoio accolto entro il recinto del castello di Pino). Presso tali ambienti caldi e asciutti, su suoli ridotti e superficiali, si sono conservate vaste isole di vegetazione naturale, caratterizzate da peculiari cenosi di elementi termoxerofili. In particolare negli erbosi xerici che si stendono tra macchie di roverelle, ornielli, bagolari, pini silvestri e ginepri, si possono ritrovare specie erbacee rare che rappresentano autentici "gioielli" della flora astigiana; tra queste vogliamo ricordare la crucifera Sisymbrium irio, la crassulacea Sedum rupestre, la leguminosa Coronilla scorpioides, le linacee Linum tenuifolium e Linum viscosum, l'euforbiacea Euphorbia exigua, la cistacea Fumana procumbens, le ombrellifere Eryngium campestre e Peucedanum venetum, la rubiacea Asperula aristata, le labiate Nepeta cataria e Stachys annua, le scrofulariacee Linaria simplex e Veronica prostrata, le orobancacee Orobanche alba e Orobanche loricata, la globulariacea Globularia punctata, le composite Aster amellus, Buphthalmum salicifolium, Centaurea maculosa e Tragopogon dubius, la liliacea Allium sphaerocephalon, le graminacee Bromus squarrosus, Cleistogenes serotina e Koeleria pyramidata, la ciperacea Carex liparocarpos. Un cenno particolare merita ancora la diffusa presenza in quest'area di numerosi pini silvestri (Pinus sylvestris), qualcuno di dimensioni imponenti; questa specie, localmente chiamata"Pëssra", è l'unica conifera arborea spontanea del territorio in esame (l'altra resinosa autoctona di questi luoghi, il ginepro comune, ha in genere portamento arbustivo). Si tratta di una specie lucivaga, xerofila e microterma, rustica e pioniera, che oltre a rivestire un notevole interesse naturalistico (costituisce un relitto glaciale) rappresenta l'elemento da cui Pino d'Asti trae il nome.
Anche per quanto concerne la fauna, il diversificato mosaico di ambienti strettamente affiancati (il prato arido, la siepe, l'incolto, il bosco, il campo coltivato) in cui si risolve questo angolo di campagna, offre l'habitat d'elezione per una grande quantità di specie. Con riferimento agli invertebrati, sono soprattutto gli insetti a dispiegare il più ampio grado di diversità; in questa sede ci limitiamo a ricordare (per la loro bellezza e per il loro ruolo di bioindicatori della qualità ambientale) l'elevato numero di farfalle che frequenta la vegetazione in fiore di quest'area, tra cui spiccano per la vistosità delle loro livree il papilionide Iphiclides podalirius, i pieridi Gonepteryx rhamni e Anthocharis cardamines, i satiridi Melanargia galathea e Pararge aegeria, il libiteide Libythea celtis, i ninfalidi Inachis io, Vanessa cardui, Vanessa atalanta, Polygonia calbum, Argynnis paphia e Apatura ilia, i licenidi Lysandra bellargus e Polyommatus icarus. Anche il contingente di specie ascrivibile ai vertebrati, che abita o frequenta le formazioni prative e boschive di questi luoghi, annovera presenze interessanti. Per quanto riguarda i rettili, presso gli erbosi aridi e pietrosi della Savatta è comune osservare la lucertola muraiola (Podarcis muralis), il ramarro (Lacerta viridis) e il biacco (Coluber viridiflavus). In relazione agli uccelli, le siepi e le fasce boscate che solcano questo settore di campagna, nel periodo primaverile-estivo, risuonano ininterrottamente dei canti di una nutrita schiera di passeriformi, in cui rientrano la ballerina bianca (Motacilla alba), il pettirosso (Erithacus rubecula), il merlo (Turdus merula), la capinera (Sylvia atricapilla), il luì piccolo (Phylloscopus collybita), il pigliamosche (Muscicapa striata), la cinciallegra (Parus major), la cinciarella (Parus caeruleus), la gazza (Pica pica), lo storno (Sturnus vulgaris), la passera mattugia (Passer montanus), il verdone (Carduelis chloris), il cardellino (Carduelis carduelis). Inoltre nei cieli che sovrastano questo tranquillo lembo di campagna è possibile osservare il roteante volo a vela della poiana (Buteo buteo), il volo stazionario del gheppio (Falco tinnunculus) o le eleganti evoluzioni acrobatiche di rondini (Hirundo rustica) e rondoni (Apus apus). E ancora nelle sere di fine primavera-inizio estate, scintillanti di lucciole e profumate di timo selvatico, è tuttora frequente udire le modulazioni flautate dell'usignolo (Luscinia megarhynchos) o il verso vibrante del succiacapre (Caprimulgus europaeus), mentre nelle gelide notti d'inverno riecheggiano nel silenzio il richiamo lamentoso dell'allocco (Strix aluco) e il grido stridulo della civetta (Athene noctua). Infine, per ciò che concerne i mammiferi, lungo i sentieri che percorrono l'area in esame è possibile individuare le tracce che rivelano la presenza del riccio (Erinaceus europaeus), della talpa (Talpa europaea), della lepre (Lepus europaeus), della donnola (Mustela nivalis). E nelle sere estive, dopo il tramonto, l'aria si anima dei volteggi veloci del pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus) o del vespertilio maggiore (Myotis myotis), che volano senza sosta a caccia di insetti.

Tratto da: F. Correggia, 1998, Sguardi sull'ambiente naturale e sul paesaggio, in Fassino G., Pino d'Asti. Storie di fede e di fatiche in un paese di collina, Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano - Comune di Pino d'Asti - Regione Piemonte -
Graphot, 43-50.

 

 

 

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