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La vallata di Muscandia è una stretta e profonda incisione
valliva a fitta copertura forestale, che si allunga in direzione
N-S da Albugnano alla Valle di Passerano, segnando il confine orientale
del territorio di Pino d'Asti. Non disturbata da attività
antropiche, è immersa in una densa vegetazione che alla copertura
arborea associa un multiforme sottobosco in cui figurano angiosperme
erbacee igrofile, pteridofite (felci ed equiseti), briofite (muschi,
epatiche ed antocerote) e tallofite (funghi e licheni). Si tratta
di una vallata di grande bellezza, umida e ombrosa, caratterizzata
da una singolare valenza ecologica, con anfratti, spaccati naturali,
impluvi, forre e meandri in cui si concentra un alto tasso di biodiversità.
Al fondo dell'incisione scorre un piccolo ruscello (già anticamente
attestato con l'idronimo "Rivo di Muscandia"), affluente
di destra del Rio del Vari, il quale, alimentato da un ricco sistema
di sorgenti perenni, conserva una modesta ma costante portata d'acqua
anche in estate. L'umida e lussureggiante vallata di Muscandia identifica
il cuore verde e selvaggio di questo territorio e presenta insolite
ed interessanti peculiarità sul piano paleontologico, floristico
e faunistico.
Dal punto di vista paleontologico Muscandia racchiude i giacimenti
fossili più ricchi (sul piano sistematico) e altamente informativi
(sul piano paleoecologico) del territorio nord-astigiano. Lungo
l'incisione valliva scavata dal rio è esposta la successione
marina al passaggio tra le Argille di Lugagnano (Pliocene medio-inferiore)
e le Sabbie di Asti (Pliocene superiore). Gli affioramenti fossiliferi
principali, formati da alternanze di sabbie grossolane e lenti argillose,
sono messi a giorno lungo spaccati naturali diffusamente distribuiti
sui due fianchi del rio. Il materiale fossilifero è rappresentato
soprattutto da dense concentrazioni di conchiglie di Molluschi (Bivalvi,
Gasteropodi, Scafopodi), da carapaci di Crostacei e da esoscheletri
di Coralli. Tale materiale si presenta in uno stato di integrità
del tutto eccezionale, con mantenimento della struttura originaria
e perfetta conservazione anche dei più fini dettagli architettonici
e ornamentativi, a volte con residue tracce della colorazione originaria.
Tra le numerosissime specie fossili reperibili nel contesto della
successione sedimentaria esposta lungo il corso del ruscello, vogliamo
segnalare alcune specie rare per il Pliocene astigiano, quali i
gasteropodi Strombus coronatus e Aporrhais pespelecani
, ed il bivalve Codokia leonina.
In riferimento agli aspetti floristico-vegetazionali, va segnalato
che la vallata di Muscandia accoglie vaste estensioni forestali
che includono relitti di antichi boschi igrofili e mesofili di notevole
pregio naturalistico. Fra le specie arboree e arbustive che complessivamente
entrano nella costituzione di queste cenosi forestali ricordiamo:
il pioppo bianco (Populus alba), il pioppo tremolo (Populus
tremula), il salice bianco (Salix alba), il salicone
(Salix caprea), l'orniello (Fraxinus ornus), l'ontano
nero (Alnus glutinosa), l'acero campestre (Acer campestre),
l'acero di monte (Acer pseudoplatanus), il ciavardello (Sorbus
torminalis), la farnia (Quercus robur), il rovere (Quercus
petraea), il cerro (Quercus cerris), il castagno (Castanea
sativa), il carpino bianco (Carpinus betulus), il ciliegio
(Prunus avium), il pino silvestre (Pinus sylvestris),
la frangola (Frangula alnus), il nocciolo (Corylus avellana),
il biancospino (Crataegus monogyna), la lantana (Viburnum
lantana), l'oppio (Viburnum opulus). Particolare significato
riveste la presenza spontanea nei boschi di Muscandia del faggio
(Fagus sylvatica), specie di notevole rarità nel territorio
astigiano. Dal punto di vista vegetazionale il dato interessante
ed inconsueto è rappresentato dalla quota (250-300 m s.l.m.)
alla quale sono ubicati gli esemplari di faggio in questione, decisamente
inferiore rispetto alla fascia altimetrica comunemente occupata
da questa specie microterma (600-1400 m). La sporadica presenza
di qualche faggio all'interno di alcuni boschi locali costituisce
la testimonianza residuale delle estese faggete che occupavano questo
territorio alla fine dell'ultimo periodo glaciale.
Il sottobosco che si accompagna alle cenosi forestali in oggetto
include un elevatissimo numero di angiosperme erbacee, tra le quali
(per la loro rarità nel territorio astigiano) meritano un
cenno particolare: l'aristolochiacea Asarum europaeum, la
cariofillacea Dianthus seguieri, la ranuncolacea Actaea
spicata, la guttifera Hypericum tetrapterum, la crucifera
Cardamine impatiens, la leguminosa Lathyrus montanus
var. tenuifolius, l'onagracea Circaea lutetiana, le
ombrellifere Berula erecta e Sanicula europaea, le
primulacee Lysimachia nummularia e Lysimachia vulgaris,
le labiate Calamintha sylvatica e Lycopus europaeus,
la scrofulariacea Veronica serpyllifolia, la campanulacea
Phyteuma scorzonerifolium, l'alismatacea Alisma plantago-aquatica,
la graminacea Glyceria plicata, le ciperacee Carex pilosa,
Carex polyphylla, Cyperus fuscus e Scirpus sylvaticus,
le orchidacee Gymnadenia conopsea, Listera ovata e
Platanthera bifolia. Speciale interesse infine riveste la
presenza, fra le essenze arbustive spontanee ritrovabili nei boschi
di Muscandia, del mirtillo nero (Vaccinium myrtillus), una
specie estremamente rara nelle colline astigiane. Si tratta di un'ericacea
gregaria montana e subalpina, che di norma cresce nella fascia altitudinale
compresa fra i 1200 e i 2000 m; a Muscandia si è conservata
in ristrette stazioni isolate e rappresenta un relitto delle epoche
glaciali.
La presenza a Muscandia di ecosistemi forestali complessi e diversificati
ha consentito la conservazione di una cospicua fauna selvatica.
Per ciò che concerne la fauna inferiore si registra un notevole
numero di specie ascrivibili alla malacofauna terrestre, all'aracnofauna
e all'entomofauna; con riferimento a quest'ultima, a titolo di limitatissimo
esempio, vogliamo segnalare (per la loro bellezza, la loro rarità
ed il loro significato ecologico) gli odonati Calopteryx virgo,
Aeshna cyanea e Cordulegaster boltoni, l'eterottero
Nepa cinerea, i coleotteri Carabus intricatus, Lucanus
cervus, Oryctes nasicornis, Meloe proscarabaeus e Lamia textor.
Anche per quanto riguarda i Vertebrati la varietà di ambienti
(zone umide, gole ombrose, boschi mesofili, radure aperte) che si
succedono all'interno del sistema vallivo di Muscandia si traduce
in una relativa ricchezza di specie. Tra gli anfibi (che nei boschi
igrofili e nelle zone a facies lentica di Muscandia trovano un habitat
elettivo) segnaliamo il rospo comune (Bufo bufo), la raganella
(Hyla arborea), la rana agile (Rana dalmatina), il
tritone crestato (Triturus carnifex) e la salamandra pezzata
(Salamandra salamandra). Fra i rettili ricordiamo l'orbettino
(Anguis fragilis), il saettone (Elaphe longissima),
la biscia dal collare (Natrix natrix helvetica), il colubro
liscio (Coronella austriaca). In relazione all'avifauna,
Muscandia rappresenta senz'altro un sito in cui si concentra un'alta
densità di specie ornitiche; nel periodo primaverile-estivo
l'intera vallata risuona dei richiami e dei canti di una moltitudine
di uccelli, tra i quali ricordiamo il colombaccio (Columba palumbus),
la tortora (Streptopelia turtur), il cuculo (Cuculus canorus),
l'upupa (Upupa epops), il picchio verde (Picus viridis),
il picchio rosso maggiore (Picoides major), il torcicollo
(Jynx torquilla), lo scricciolo (Troglodytes troglodytes),
il codirosso (Phoenicurus phoenicurus), la sterpazzola (Sylvia
communis), il codibugnolo (Aegithalos caudatus), la cincia
bigia (Parus palustris), il picchio muratore (Sitta europaea),
il rampichino (Certhia brachydactyla), il rigogolo (Oriolus
oriolus), la ghiandaia (Garrulus glandarius), il fringuello
(Fringilla coelebs). Infine, per ciò che concerne
la teriofauna, lungo gli stretti avvallamenti boschivi di Muscandia
non è difficile individuare le impronte e le tracce che informano
della presenza di diverse specie di mammiferi selvatici, come lo
scoiattolo (Sciurus vulgaris), il ghiro (Glis glis),
il moscardino (Muscardinus avellanarius), l'arvicola rossastra
(Clethrionomys glareolus), il topo selvatico (Apodemus
sylvaticus), la volpe (Vulpes vulpes), la faina (Martes
foina), il tasso (Meles meles), il cinghiale (Sus
scrofa).
Tratto da: F. Correggia, 1998, Sguardi
sull'ambiente naturale e sul paesaggio, in Fassino G., Pino
d'Asti. Storie di fede e di fatiche in un paese di collina,
Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano - Comune di Pino d'Asti - Regione
Piemonte -
Graphot, 43-50.
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